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Escursioni segrete tra fichi d’india e ginestre: i tratti in cui la natura di Salina si mostra più vera

📅 28 Agosto 2026✍️ di Davide Serri⏱️ 4 min di lettura

La natura di Salina si mostra più vera su tre tratti: le mulattiere tra Malfa e Pollara, la riserva che sale da Valdichiesa alla Fossa delle Felci, la dorsale del Monte dei Porri da Leni e Rinella. Qui fichi d’India e ginestre guidano i passi. Pietra lavica, vento e mare fanno il resto.

Tra Malfa e Pollara: muri a secco e orizzonti di lava

Il collegamento storico tra Malfa e Pollara è un balcone di cenere consolidata e muretti a secco. La traccia corre sopra terrazze di vigna e capperi, taglia campi punteggiati da fichi d’India e da ciuffi di ginestra. Il mare, sotto, rimbomba nel semicerchio di Pollara.

Segnavia discreti e tratti su basolato antico tengono il passo regolare. Andata e ritorno: 1 ora e 45, con soste. Pochissima ombra. All’alba il profumo di ginestra è netto; al tramonto le pareti porfiriche si accendono. Il punto forte: il colpo d’occhio sulla scogliera dove l’erosione ha scavato nicchie e archi.

Accesso semplice da Malfa alta e da Pollara borgo. Fondo irregolare, gradini larghi, esposizione moderata. Scarpe chiare per non scaldare il piede, acqua e cappello sono essenziali. In estate, meglio partire prima delle 8 o dopo le 17.

Valdichiesa e la Fossa delle Felci: la selva nel cratere

Dal santuario di Valdichiesa parte la salita nel cuore dell’isola. La “fossa” è un antico cratere rimboschito dove felci, erica e lecci formano un’ombra fresca. La ginestra accompagna il bordo, con fioriture intense tra fine maggio e giugno. Qui il paesaggio cambia registro: dal secco alla mezz’ombra umida.

Il percorso principale impiega 2 ore per la vetta, 3 ore e 30 complessive con ritorno ad anello. Il fondo è di lapilli compatti e terra vulcanica. Nei passaggi più ripidi conviene usare bastoncini. Con visibilità limpida si scorgono tutte le Eolie, dallo Stromboli all’Alicudi, in una lezione di geologia a cielo aperto.

La riserva rientra in Rete Natura 2000 e l’arcipelago è Patrimonio UNESCO. Tradotto: sentiero pulito, ma niente tagli fuori traccia, niente raccolta di piante, niente fuochi. È il luogo più silenzioso dell’isola; qui si capisce perché Salina vive di misure corte e di rispetto lungo.

Monte dei Porri: dorsale nera tra Leni e Rinella

La dorsale del Monte dei Porri sale scura sopra Leni e affaccia su Rinella, uno dei porti più raccolti delle Eolie. La traccia segue creste di piroclasti e tratti sabbiosi. La vegetazione è rada: ginestra, cisti, qualche lentisco modellato dal vento. Fichi d’India ovunque, segno di margine e di passaggi contadini.

Dal campo sportivo di Leni si raggiunge la vetta in 1 ora e 30. Discesa verso Rinella in 50 minuti. Il giro ad anello richiede 3 ore abbondanti. In pieno sole la salita è severa, ma la linea è pulita e panoramica. Vista potente sull’anfiteatro di Pollara e sul corridoio di mare verso Filicudi e Alicudi.

Sconsigliato con scirocco teso: la polvere vulcanica si solleva e riduce la visibilità. Con maestrale, invece, l’aria si fa trasparente e il profilo dei coni si legge come in un manuale.

Punta Lingua: il cammino dell’acqua e del sale

Dal lungomare di Lingua parte un filo di costa fino al faro. A sinistra, il laghetto salmastro delle antiche saline; a destra, blocchi di lava levigati dal moto ondoso. Gabbiani, aironi di passo e piante alofile danno un ritmo diverso, quasi da estuario.

Andata e ritorno in 40 minuti. Fondo piatto, adatto anche a chi non cammina da tempo. La luce radente del mattino mette in risalto le increspature sul sale. Qui la natura è essenziale: vento, sale, pietra. E un faro che chiude l’orizzonte.

Orientarsi, stagioni, ritmo

Segnaletica mista: paline comunali e segni bianco-rossi. Mappe cartacee si trovano a Santa Marina e Malfa; le tracce GPX aiutano nei bivi tra terrazze e vigne. Smartphone in modalità aereo per risparmiare batteria: la copertura cambia con il versante.

Primavera è la stagione chiave: ginestra in fiore, temperature stabili, luce lunga. Autunno regala colori profondi e mare ancora praticabile. In estate serve disciplina: partenza all’alba, soste all’ombra rara, rientro prima del picco di calore. In inverno attenzione a fango e vento sulla dorsale.

Acqua: 1,5 litri a persona per percorsi brevi; 2,5 litri per Porri e Fossa. Suole scolpite, cappello rigido, crema solare. Piccoli guanti da lavoro evitano spine di fico d’India quando ci si appoggia ai muretti.

Dettagli che fanno la differenza

Lungo Malfa–Pollara i muretti ospitano gechi e orchidee spontanee di inizio stagione. Sulla Fossa, dopo un temporale, l’odore di humus è netto come in montagna. Sui Porri, il vulcano si racconta nei granuli: lapilli rotondi, scorie porose, sabbie nere che scricchiolano sotto i passi.

Fuori dal sentiero, il premio è sobrio e locale: pane cunzatu, cucunci sotto sale, capperi giovani. Un calice di Malvasia dolce racconta i terrazzamenti meglio di mille parole. Da guida ho imparato che il ritmo giusto è quello dei muretti: un sasso dopo l’altro, senza salti.

Regole di buona condotta

Si cammina in fila corta sui tratti esposti, si richiudono i cancelli delle terrazze, si riportano a valle i rifiuti. Niente droni su colonie di uccelli. Si cede la precedenza ai contadini sui tratturi. Il resto lo fa il silenzio: lascia spazio al mare e al vento di raccontare Salina.

Davide Serri

Fiorentino, ha trascorso due anni gestendo tour guidati tra botteghe artigiane dell’Oltrarno e villaggi collinari. Dopo aver vissuto un’estate in Garfagnana tra sagre e rievocazioni storiche, scrive articoli che intrecciano gastronomia, arti locali e itinerari insoliti in Toscana.